Sandra Tassi

sito ufficiale di Sandra Tassi
Articolo Precedente: Una giovane scrittrice modenese   Articolo Successivo: Il calice di Chagall. Quasi un romanzo

Il dolore ha una voce e non varia

Gabriella De Fazio

Libreria “orsa minore”

San Severo- Foggia

“Il dolore ha una voce e non varia” diceva Umberto Saba. La stessa vibrazione, identica per tutti gli esseri viventi, risuona nella voce di chi soffre; e chi sa ascoltare la riconosce all’istante. E’ quello che può accadere a chi si trova fra le mani “Il calice di Chagall. Quasi un romanzo”, la bella raccolta di racconti presentata qualche settimana fa presso la libreria Orsa Minore di San Severo. La modenese Sandra Tassi, alla sua prima prova narrativa, colleziona in questo suo piccolo libro diverse modulazioni di quella voce, narrando con i suoi nove racconti nove modi di patire, ma anche di resistere e di sperare.

Ambientate in luoghi tra loro lontani, come Modena e New York, ad esempio, o Praga e Vilna, vissute in epoche comprese tra il 1904 e il 2004, queste brevi storie hanno protagonisti che, pur diversi per età e condizione, sono accomunati dal fatto di custodire un piccolo o grande tormento che un avvenimento fa riaffiorare. Si tratta di storie interiori, minuti movimenti dell’anima potremmo dire, che tuttavia, attraverso una lingua nitida e precisa che non sarebbe dispiaciuta a Calvino, sanno misurarsi con grandi temi, come la giustizia, la memoria, la nascita e la morte. E molti hanno alle spalle gli eventi della grande storia collettiva del XX secolo, che però si intravedono da lontano, come ombre e riflessi che ancora si agitano nelle case e nei ricordi degli uomini e delle donne che li hanno subiti.

Così nel racconto intitolato “Il profeta del muro”, siamo a Modena nel momento in cui si demolisce il ghetto e nasce Piazza della Libertà, ma questo evento così clamoroso viene vissuto nell’atmosfera ovattata e domestica di una famiglia che proprio sul quel muro aveva le proprie finestre e a campeggiare sono soprattutto i pensieri del vecchio patriarca. Nello stesso modo l’indicibile tragedia della Shoah è solo sfiorata, mentre se ne intendono gli strascichi atroci nella vicenda del pranzo di Natale che, a Torino, alla fine degli anni ’90, vede intorno alla stessa tavola, per la prima volta, la madre sopravvissuta al lager, ma ormai prosciugata e inaridita, e la figlia, che, abbandonata al ritorno dalla deportazione e cresciuta in una casa cattolica, tenta con pazienza e tenacia di ricomporre la famiglia. Sebbene la tovaglia bianca abbacini la vecchia donna facendole balenare alla mente la distesa di neve che “là” la circondava, e ciascuno coltivi dentro di sé il suo personale ricordo doloroso, quella tavola risulta possibile e il ritorno finalmente avviene.

Non è per caso che molti fra i personaggi del libro appartengono al mondo ebraico, malgrado la formazione solidamente cattolica dell’autrice. Migranti o comunque lontani per scelta o destino, attenti alla memoria e ai gesti che la coltivano, depositari di nostalgie logoranti, ma anche puntigliosamente critici e problematici anche nella tragedia, si offrono come specchio dell’umanità del 900.

E’ la stessa autrice a dircelo attraverso il bellissimo titolo che ha scelto per la sua opera: frantumata come un calice che si infranga in mille pezzi, ma anche acuta e brillante come i frammenti di quel cristallo; sognante e assurda, ma anche con un piede che sempre sfiora la terra o una casa come le creature di Chagall, la coscienza degli abitanti del secolo breve è la vera protagonista della raccolta della Tassi, che sembra dirci che quello che conta davvero, una volta che tutto è finito, è ciò che resta nel cuore e nella testa degli uomini dove nulla finisce mai.

Inserito in Scrittura 10 months, 3 weeks fa alle 16:21.

Aggiungi un commento

Non è possibile scrivere commenti su quest'articolo.