Sandra Tassi

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Lettura da “Il Calice di Chagall”

Un attore legge il mio testo “Il Calice di Chagall”…

Ascolta da “Pesi e Misure”

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DA : PESI E MISURE

Dopo i festeggiamenti, aprii l’ultimo regalo, quello di Edna.
L’avevo tenuto per ultimo perché, ne ero sicuro, si sarebbe trattato di qualcosa di speciale, accompagnato da una voce solo a noi comune.
Nel pacchetto era contenuta una piccola bilancia placcata d’oro.
Niente di più convenzionale, a prima vista.
Appoggiando la bilancia sulla scrivania accadde quanto io e forse anche lei avevamo sperato.
Si fece avanti lo spettro di Shalomon. Una figura lunga e magra, un viso a triangolo che terminava in una barba non curata, ispida e un poco folta. Il cappello nero prolungava il suo scheletro scuro verso l’alto, solo la schiena era un po’ incurvata. A dire il vero non mi pare di avere mai visto le sue spalle senza alcun peso da portare, anche nei giorni di shabbat parevano ancora cariche del suo bastone orizzontale e dei suoi pesi, come nei giorni di lavoro. La sua identità veniva dal suo lavoro, perché lui, per tutti nello shtetl non era Shalomon, ma Shalomon-il-portatore-d’acqua.
Quando io ed Edna lo incontravamo avvertivamo quella forte tentazione allo scherzo malefico che nutrono i ragazzetti di dieci anni; ci piaceva provare a far sì che l’acquaiolo perdesse il suo equilibrio, sulle spalle, e rovesciasse i due secchi alle estremità del bastone. Lo sorprendevamo da dietro per buttare un grosso sasso nella sua acqua, a destra o a sinistra; lo aspettavamo ad una curva del vicolo con i nostri bastoni, affinché mollasse il suo, come a ingaggiare una guerra; lo costringevamo a spostarsi sul sentiero finché i suoi piedi non lasciavano il terreno battuto e incespicavano nelle pietre poste ai margini della strada.
Quello che ci colpiva era lo straordinario equilibrio che riusciva ad esercitare, apparentemente senza fatica, sulle sue spalle ossute. Ed anche i movimenti, cauti e oculati con i quali, una volta riempito i due secchi esattamente fino al rigo della misura, era capace di caricarli alle due estremità della pertica. Seguivamo la sua preparazione di nascosto, per carpirgli il segreto e sfruttare la debolezza di quella perfezione, il giusto rapporto tra pesi e misure.
Non ci è mai capitato di vederlo sobbalzare. Tanto meno di veder uscire una sola goccia da uno dei due secchi.
Forse proprio per questo era Shalomon-l’acquaiolo, e non semplicemente Shotomon, perché per nulla al mondo poteva perdere una goccia d’acqua.
Cioè perdere il controllo di sé e del suo equilibrio.

Lo capimmo quando, già lontani da casa, qui, in America, pensavamo a lui.
Forse perché nell’Est Side non c’era un acquaiolo.

Inserito in Scrittura 10 months, 3 weeks fa alle 16:28.

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