Solitudine giapponese
Antologia di scrittori modenesi
Pietro Bodi, Marco Ceroni, Mauro Cortelloni, Tiziana Gorrieri, Francesco Menabue, Daniela Ori, Marco Panini, Adalgisa Pini, Sandra Tassi., Roberto Vaccari
IL FIORINO 2007
Prefazione
Non molti lettori danno importanza alla prefazione, ma certamente chi si assume il compito di redigerla si sente investito di una rilevante responsabilità. E poiché tale responsabilità è letteraria è portato ad assegnare a queste pagine il carattere strutturale di una narrazione: dichiarare l’antefatto che ha condotto un gruppo di scrittori modenesi a costituirsi in Associazione, mettere al corrente il lettore degli eventi attraverso cui il gruppo si è consolidato e rafforzato nelle proprie competenze, condurre lo stesso lettore verso un finale aperto a cui assegnare le intenzioni e le prospettive future almeno di alcuni degli Scrittori Modenesi.
Fuggirò da questa tentazione e da ogni sollecitazione editoriale per rispondere invece, nella libertà di una conversazione tra amici, ad alcune domande che – inevitabilmente – il lettore si sarà posto sfogliando le pagine di questa Antologia.
E’ indubbio, il termine non è usato in senso proprio. Il libro, infatti, non raccoglie secondo i canoni di una rassegna antologica una coerente successione di testi per documentare riflessioni e posizioni filosofiche del singolo scrittore rispetto ad una tematica unica di interesse comune ; offre piuttosto un ampio ventaglio di suggestioni emozionali, cui seguirà – nell’intenzione degli autori – un altrettanto ampio proliferare di evocazioni e, dunque, di letture originali. E questo nella fedeltà all’assunto secondo cui scrittura e lettura si incontrano sempre sul versante della ri-creazione di una narrazione, anche preziosamente letteraria.
L’ unica,e sola, suggestione che il prefatore e il lettore possono condividere è quella evocata dalla titolazione della raccolta.
Solitudine giapponese è il titolo di uno dei racconti e, in quanto tale, acquisirà completezza di senso nell’incontro tra l’immaginario del suo autore e ogni singolo lettore. Rispetto al complesso dell’ antologia, si connota all’insegna del significato unitario - non cercato eppure sotteso – che fa da cornice ai racconti nel loro insieme.
In questa prospettiva, la solitudine giapponese, richiama alla mente la condizione emotiva dello scrittore colto nella sua universalità: chi scrive si allontana momentaneamente dal mondo per restare da solo al cospetto della parola. Per sentirne la varietà semantica, la profondità di suono, l’intensità espressiva. Nel mondo occidentale, in verità, simile condizione rappresenta un dover essere, e come tale rimane un’aspirazione di alcuni: di coloro, almeno,
che non fanno dello scrivere uno strumento commerciale, dottrinale o catechetico. Differente (ma forse ancora per non molto) sembra essere la concezione dello scrivere nella cultura orientale e, in particolare, nel mondo giapponese: nella tradizione nipponica la scrittura si impregna dell’essenza dell’individuo e della realtà attraverso la mediazione dell’artista, a cui spetta esplicitare la possibilità della risoluzione del conflitto universale tra io e mondo.
La ricca gestualità che precede, accompagna ed integra il puro gesto del segno fino a raggiungere l’armonica intesa tra corpo e spirito, eleva la scrittura ad autentica arte della comunicazione.
L’orizzonte ideale dello scrittore, di ogni scrittore, è questo; lo sforzo e la fatica dello scrivere da qui acquisisce energia.
La scrittura, infatti, anche quando si camuffa nell’ozio del tempo libero in divertissment,o in hobby, o in passatempo, si nutre di pazienza, autocontrollo, dedizione come di slancio e di desiderio.
I nostri racconti vorrebbero esprimerlo, nella fresca immediatezza cui si prestano alla lettura.
Sandra Tassi
Presidente dell’Associazione degli Scrittori Modenesi
I SEMI NERI
Pubblicato 10 months, 3 weeks fa alle 16:35. Aggiungi un commento
ASSOCIAZIONE SCRITTORI MODENESI I SEMI NERI
Se pareba boves, alba pratalia araba,
albo versorio teneba, negro semen seminaba.
L’Associazione Scrittori Modenesi, che nasce ufficialmente nell’Ottobre 2003, deriva la propria denominazione da questo indovinello del IX secolo, allusivo all’arte dello scrivere: la scrittura altro non è che un seminare segni su una pagina da coltivare con costanza e passione.
Il nucleo di fondazione getta le basi dell’Associazione con l’intento di far incontrare il maggior numero dei modenesi che amano scrivere, ma non hanno un punto di riferimento per la reciproca conoscenza, la lettura dei propri testi (siano essi racconti o romanzi; pubblicazioni o opere inedite), il confronto sugli stessi o su più ampie questioni letterarie.
L’Associazione, pertanto, va ad inserirsi nel già ricco ventaglio delle forme associative artistiche del Comune di Modena con l’obiettivo di promuovere il dibattito culturale particolarmente nel settore della scrittura.
Accanto ad incontri informali di rilettura critica dei propri scritti, i I SEMI NERI offrono alla cittadinanza modenese, già a partire dal 2004, Corsi di avviamento alla scrittura letteraria, tenuti dal Presidente dell’ Associazione Sandra Tassi. Nel proseguo delle loro attività indirizzano la scrittura dei propri racconti sia alla lettura pubblica presso circoli letterari o in concomitanza di manifestazioni cittadine e provinciali, sia all’editoria. Nasce così, nel luglio del 2007, l’Antologia Solitudine Giapponese, edita dalla casa editrice modenese Il Fiorino, a firma di dieci membri dell’Associazione.
Confortata da numerosi premi letterari conseguiti a livello personale da diversi componenti, nonché dalla pubblicazione di romanzi su scala nazionale da parte di alcuni scrittori, l’Associazione va inserendosi con sempre maggior vitalità nella vita culturale di Modena.
In particolare: prosegue con l’offerta di corsi di avviamento alla scrittura letteraria, e ha bandito – per l’anno in corso- due concorsi, uno di narrativa, dedicato a Modena, ed uno di poesia.
Associazione Scrittori Modenesi I SEMI NERI
Presidente: Sandra Tassi, V.le della Pace 66, Modena
cell. 338 671 73 88
Pubblicato 10 months, 3 weeks fa alle 16:31. Aggiungi un commento
Dialoghi con il testo
Edizioni Archimede - Claudia Dinale,Fabio Songa,Sandra Tassi
L’opera è strutturata in due volumi di base:
• Il Libro e il Lettore. Come costruire un diario di lettura + Narrativa, forme e temi. Diari di lettura su favola, racconto, romanzo (questi due tomi formano un unico corpo)
• Poesia Teatro, forme e temi. Diari di lettura su poesia lirica e dramma.
Questi volumi, indicati nel lavoro del primo anno, forniscono le basi dell’approccio al testo.
Il progetto presenta poi due volumetti che completano il programma dell’educazione letteraria:
• Epica, forme e temi;
• Linguaggi della comunicazione. Quaderno dei progetti.
Il percorso didattico
• Il volume Il Libro e il Lettore offre un avviamento metodologico e un’introduzione ai caratteri costitutivi della letteratura, e presenta le principali tipologie di scrittura e vari tipi di testi: informativo, argomentativo ed espositivo. In questo volume, che ha una struttura didattica organizzata in Lezioni, si trovano le istruzioni per l’uso del Diario di lettura.
• Il volume Narrativa, forme e temi presenta una serie di percorsi antologici organizzati per forme e per temi, e completi di approfondimenti su generi e movimenti, oltre a schede intrecciate con temi dell’arte e del cinema. In questo volume trova applicazione il Diario di lettura, vale a dire una proposta di lettura parzialmente annotata e da annotare con spunti per elaborare le proprie impressioni e riflessioni. Completa la proposta un laboratorio di scrittura suddiviso in due tipologie: scrittura finalizzata (tema argomentativo, espositivo ecc.) e scrittura creativa (acquisizione di tecniche di scrittura per la produzione libera).
• Nel volume Poesia Teatro, forme e temi si trovano applicati i diari di lettura in relazione al testo lirico e a quello drammatico. Viene valorizzato il carattere motivante del testo poetico, che si presta particolarmente a suscitare emozione, memoria e pensiero.
Per l’insegnante
Il volume Il Libro e il Lettore rappresenta un valido aiuto per l’insegnante, che non solo può scegliere quali lezioni svolgere, ma anche utilizzarle in modo flessibile: ciascuna lezione si presta infatti a un uso “veloce”, limitato alle prime due pagine e alla pratica finale, o a uno svolgimento completo che prevede lo sviluppo di tutte le pagine della lezione (Per approfondire e Esercizi e altre letture).
La Guida per l’insegnante propone una serie di materiali utili sia all’organizzazione del lavoro in classe sia alla verifica delle competenze raggiunte. Le griglie di soluzione e i parametri di valutazione completano la proposta
Pubblicato 10 months, 3 weeks fa alle 16:29. Aggiungi un commento
Lettura da “Il Calice di Chagall”
Un attore legge il mio testo “Il Calice di Chagall”…
Ascolta da “Pesi e Misure”
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DA : PESI E MISURE
Dopo i festeggiamenti, aprii l’ultimo regalo, quello di Edna.
L’avevo tenuto per ultimo perché, ne ero sicuro, si sarebbe trattato di qualcosa di speciale, accompagnato da una voce solo a noi comune.
Nel pacchetto era contenuta una piccola bilancia placcata d’oro.
Niente di più convenzionale, a prima vista.
Appoggiando la bilancia sulla scrivania accadde quanto io e forse anche lei avevamo sperato.
Si fece avanti lo spettro di Shalomon. Una figura lunga e magra, un viso a triangolo che terminava in una barba non curata, ispida e un poco folta. Il cappello nero prolungava il suo scheletro scuro verso l’alto, solo la schiena era un po’ incurvata. A dire il vero non mi pare di avere mai visto le sue spalle senza alcun peso da portare, anche nei giorni di shabbat parevano ancora cariche del suo bastone orizzontale e dei suoi pesi, come nei giorni di lavoro. La sua identità veniva dal suo lavoro, perché lui, per tutti nello shtetl non era Shalomon, ma Shalomon-il-portatore-d’acqua.
Quando io ed Edna lo incontravamo avvertivamo quella forte tentazione allo scherzo malefico che nutrono i ragazzetti di dieci anni; ci piaceva provare a far sì che l’acquaiolo perdesse il suo equilibrio, sulle spalle, e rovesciasse i due secchi alle estremità del bastone. Lo sorprendevamo da dietro per buttare un grosso sasso nella sua acqua, a destra o a sinistra; lo aspettavamo ad una curva del vicolo con i nostri bastoni, affinché mollasse il suo, come a ingaggiare una guerra; lo costringevamo a spostarsi sul sentiero finché i suoi piedi non lasciavano il terreno battuto e incespicavano nelle pietre poste ai margini della strada.
Quello che ci colpiva era lo straordinario equilibrio che riusciva ad esercitare, apparentemente senza fatica, sulle sue spalle ossute. Ed anche i movimenti, cauti e oculati con i quali, una volta riempito i due secchi esattamente fino al rigo della misura, era capace di caricarli alle due estremità della pertica. Seguivamo la sua preparazione di nascosto, per carpirgli il segreto e sfruttare la debolezza di quella perfezione, il giusto rapporto tra pesi e misure.
Non ci è mai capitato di vederlo sobbalzare. Tanto meno di veder uscire una sola goccia da uno dei due secchi.
Forse proprio per questo era Shalomon-l’acquaiolo, e non semplicemente Shotomon, perché per nulla al mondo poteva perdere una goccia d’acqua.
Cioè perdere il controllo di sé e del suo equilibrio.
Lo capimmo quando, già lontani da casa, qui, in America, pensavamo a lui.
Forse perché nell’Est Side non c’era un acquaiolo.
Pubblicato 10 months, 3 weeks fa alle 16:28. Aggiungi un commento
Il calice di Chagall. Quasi un romanzo
di Sandra Tassi
Edizioni Il filo, 2007
Postfazione a cura dell’autrice
Il titolo di questa raccolta di racconti, quasi un romanzo, è tutt’altro che casuale, direi, piuttosto, fortemente evocativa.
Il riferimento a Chagall era d’obbligo. La sua pittura ha certamente contribuito a rendere sempre più viva negli anni la mia sensibilità nei confronti della cultura ebraica. Ogni volta che mi sono trovata davanti ai suoi dipinti ho attribuito il valore aggiunto delle sue rappresentazioni al mezzo espressivo, una sorta di poetica tradotta in colori e forme.
La scomposizione delle immagini che Chagall evoca dal fondo della sua anima russo-ebraica,realizzata in chiave onirico-fantastica, si è dichiarata a me come collegamento ideale tra la diaspora del popolo ebreo e la mia natura errante, inquieta,costantemente alla ricerca di un luogo -fisico o ideale- in cui ritrovare i pezzi di me stessa.
Frantumazione dell’io e frantumazione di un’identità culturale sono divenuti i due poli entro cui, passando attraverso le figurazioni di Chagall, ha preso corpo la mia scrittura. Non nego, anche ricca di riferimenti autobiografici.
In Chagall le scene popolari, le figure volanti del paesaggio natale, i violinisti e i personaggi solitari, trasfigurano il presente nella simultaneità del sogno; ed è spesso il sogno la strada che porta alla creazione di un dover essere esistenziale per sopravvivere alla parcellizzazione di se stessi, sotterranea manovra di corruzione dell’io nell’era della modernità.
Il calice di Chagall, è anche il titolo di uno dei racconti della presente raccolta.
L’immagine che ho suggerito a me stessa è stata quella della rottura del bicchiere immediatamente dopo la cerimonia nuziale, gesto che nella cultura ebraica ha il significato di una benedizione : di un passato che si chiude a favore della più feconda vita futura.
Il racconto allude a questa scena nuziale per contrasto: il tema prevalente, infatti, è quello di un abbandono, l’infrangersi di un tentato rapporto d’amore fuori dai canoni morali e sociali correnti. Qui il senso della morte e della disperazione, e al contempo il desiderio del riscatto della vita dal delirio della sofferenza, che costituiscono il filo rosso della continuità poetica della mia ideazione letteraria, sono espressi dalla danza del calice che si frantuma in aria e poi in aria si ricompone, scene a cui il lettore assiste come al rallentatore.
Perché i tempi della ricostruzione, di tutte le ricostruzioni, in ogni tempo e in ogni luogo della terra sono lunghi, e lenti.
S.T.
Pubblicato 10 months, 3 weeks fa alle 16:25. Aggiungi un commento
Il dolore ha una voce e non varia
Gabriella De Fazio
Libreria “orsa minore”
San Severo- Foggia
“Il dolore ha una voce e non varia” diceva Umberto Saba. La stessa vibrazione, identica per tutti gli esseri viventi, risuona nella voce di chi soffre; e chi sa ascoltare la riconosce all’istante. E’ quello che può accadere a chi si trova fra le mani “Il calice di Chagall. Quasi un romanzo”, la bella raccolta di racconti presentata qualche settimana fa presso la libreria Orsa Minore di San Severo. La modenese Sandra Tassi, alla sua prima prova narrativa, colleziona in questo suo piccolo libro diverse modulazioni di quella voce, narrando con i suoi nove racconti nove modi di patire, ma anche di resistere e di sperare.
Ambientate in luoghi tra loro lontani, come Modena e New York, ad esempio, o Praga e Vilna, vissute in epoche comprese tra il 1904 e il 2004, queste brevi storie hanno protagonisti che, pur diversi per età e condizione, sono accomunati dal fatto di custodire un piccolo o grande tormento che un avvenimento fa riaffiorare. Si tratta di storie interiori, minuti movimenti dell’anima potremmo dire, che tuttavia, attraverso una lingua nitida e precisa che non sarebbe dispiaciuta a Calvino, sanno misurarsi con grandi temi, come la giustizia, la memoria, la nascita e la morte. E molti hanno alle spalle gli eventi della grande storia collettiva del XX secolo, che però si intravedono da lontano, come ombre e riflessi che ancora si agitano nelle case e nei ricordi degli uomini e delle donne che li hanno subiti.
Così nel racconto intitolato “Il profeta del muro”, siamo a Modena nel momento in cui si demolisce il ghetto e nasce Piazza della Libertà, ma questo evento così clamoroso viene vissuto nell’atmosfera ovattata e domestica di una famiglia che proprio sul quel muro aveva le proprie finestre e a campeggiare sono soprattutto i pensieri del vecchio patriarca. Nello stesso modo l’indicibile tragedia della Shoah è solo sfiorata, mentre se ne intendono gli strascichi atroci nella vicenda del pranzo di Natale che, a Torino, alla fine degli anni ’90, vede intorno alla stessa tavola, per la prima volta, la madre sopravvissuta al lager, ma ormai prosciugata e inaridita, e la figlia, che, abbandonata al ritorno dalla deportazione e cresciuta in una casa cattolica, tenta con pazienza e tenacia di ricomporre la famiglia. Sebbene la tovaglia bianca abbacini la vecchia donna facendole balenare alla mente la distesa di neve che “là” la circondava, e ciascuno coltivi dentro di sé il suo personale ricordo doloroso, quella tavola risulta possibile e il ritorno finalmente avviene.
Non è per caso che molti fra i personaggi del libro appartengono al mondo ebraico, malgrado la formazione solidamente cattolica dell’autrice. Migranti o comunque lontani per scelta o destino, attenti alla memoria e ai gesti che la coltivano, depositari di nostalgie logoranti, ma anche puntigliosamente critici e problematici anche nella tragedia, si offrono come specchio dell’umanità del 900.
E’ la stessa autrice a dircelo attraverso il bellissimo titolo che ha scelto per la sua opera: frantumata come un calice che si infranga in mille pezzi, ma anche acuta e brillante come i frammenti di quel cristallo; sognante e assurda, ma anche con un piede che sempre sfiora la terra o una casa come le creature di Chagall, la coscienza degli abitanti del secolo breve è la vera protagonista della raccolta della Tassi, che sembra dirci che quello che conta davvero, una volta che tutto è finito, è ciò che resta nel cuore e nella testa degli uomini dove nulla finisce mai.
Pubblicato 10 months, 3 weeks fa alle 16:21. Aggiungi un commento
Una giovane scrittrice modenese
di Pietro Bodi
Di una cosa sono certo: Sandra Tassi, in queste sue quasi ottanta pagine, non ha affatto le incertezze della esordiente; dimostra invece un piglio sicuro di scrittrice che sa dove vuole arrivare. Dieci capitoli, stupefacenti per motivi diversi. Letti troppo in fretta come succede con le scoperte, mi obbligheranno a tornarci con calma e a riparlarne.
“ La scomposizione delle immagini che Chagall evoca dal fondo della sua anima russo-ebraica – scrive la Tassi nella postfazione - … si è dichiarata a me come collegamento ideale tra la diaspora del popolo ebreo e la mia natura errante…
Ecco, non mi è facile valutare questo collegamento. Pure, quei racconti di argomento ebraico, mi appaiono, alla luce della mia conoscenza, fatta da altre letture, credibili.
Ma come appare nudo il penultimo racconto che dà il titolo alla raccolta, e bello, e vivo.
Il libro si chiude su una Postfazione che è la sola cosa in tutto il libro che non mi convince, mi dispiace per quel tanto di spiegazione che sembra voler dare.
Sandra Tassi
Il calice di Chagall
Quasi un romanzo
Il Filo S.r.l. Roma – marzo 2007- 14 €.
Pubblicato 10 months, 3 weeks fa alle 16:20. Aggiungi un commento
Chagall approda a Spoleto in chiave narrativa
Piccolo gioiello della casa editrice IL FILO, Il calice di Chagall.Quasi un romanzo, opera prima della modenese Sandra Tassi, ha riscosso grande successo di vendite e ha raggiunto, nel suo primo anno di vita tre ristampe.
Il libro giunge anche a Spoleto e sarà presentato Martedi 8 Luglio alle ore 18.00 presso la Libreria Mondadori.
L’autrice, commentando le proprie scelte stilistiche e le ragioni della struttura del romanzo, darà risalto alla figura dell’ebreo errante come paradigma dell’uomo del Novecento,fragile e senza certezze, e sottolineerà i caratteri della pittura di Marc Chagall che hanno diretto riferimento con l’immaginario narrativo che sostiene la sua scrittura. Nel contesto della conversazione col pubblico Sandra Tassi, essa stessa critico letterario e docente di scrittura creativa per giovani e adulti presso diversi centri culturali della sua città, fornirà alcuni assaggi del proprio romanzo attraverso la lettura a viva voce; le tematiche privilegiate a cui verrà dato spazio saranno il rapporto tra la storia dei singoli e la storia universale, il valore delle radici culturali, il rapporto tra sofferenza, destino e riscatto dal dolore e dalla precarietà del vivere, intesi come condizione esistenziale di carattere universale.
Pubblicato 10 months, 3 weeks fa alle 16:19. Aggiungi un commento
Biografia
Laureata in pedagogia, docente di lettere e in seguito bibliotecaria e critico letterario è andata specializzandosi nel campo della lettura, tanto da divenire un punto di riferimento importante per la formazione e l’aggiornamento dei docenti, l’educazione dei giovani, la formazione e l’educazione degli adulti, su tutto il territorio nazionale.
Nelle sue diverse vesti ha collaborato - e collabora tuttora- con Scuole di ogni ordine e grado, Biblioteche Comunali, Librerie, Enti, Associazioni Culturali, Università del Tempo Libero, per l’educazione al piacere di leggere, principalmente attraverso:
• presentazione di scrittori in collaborazione con le rispettive case editrici ;
• presentazione di novità librarie;
• conferenze di letteratura;
• convegni provinciali o nazionali;
• collaborazioni con ERT per l’iniziativa La scuola dello sguardo;
• lezioni di scrittura creativa;
• recensioni su riviste letterarie
• serate / salotti di lettura ; happy hours presso locali cittadini e di provincia
Infatti:
- è autrice del saggio La lettura promossa,Unicopli, Mi, 2001
- da alcuni anni collabora alla rivista Chichibio, diretta da Romano Luperini
- è autrice di numerose pubblicazioni a circuito provinciale
- è co-autrice del testo scolastico per la Scuola Media Superiore Dialoghi con il testo, Archimede,2003;
- ha fondato e dirige una scuola di scrittura per adulti, ed è Presidente dell’Associazione degli Scrittori Modenesi, I semi neri;
- è autrice del romanzo Il calice di Chagall. Quasi un romanzo, Ed. Il filo-Mursia , Marzo 2007
- è co-autrice dell’Antologia degli Scrittori Modenesi Solitudine Giapponese, Ed. Il Fiorino, 2007